Testi

"Gianfranco Gorgoni, abruzzese dal capello corvino, è diventato migratore dall'occhio indio, new-yorkese fotografo d'artisti e poi cubano. S'è fatto per vent'anni testimone partecipe e ammiccante. Ha osservato l'osmosi che, di qua e di là dall'Atlantico, collegava la ricerca artistica, tra generazione americana ormai accertata e nuova sperimentazione europea. Mai per caso, spesso per determinante fortuna, li ha conosciuti tutti, Bob Rauschenberg nello studio e Francesco Clemente sotto la neve, Leo Castelli in galleria e Gabriel Garcìa Màrquez con Fidel Castro in piazza all'Avana."

Philippe Daverio, critico d'arte, A quattromani, 1995


 

"Pochi stranieri sono riusciti a testimoniare questi anni di consolidamento così da vicino. Una volta, Fidel Castro invitò Gorgoni a recarsi a Santiago De Cuba con lo stesso aereo con cui avrebbe viaggiato lui. Gorgoni salì a bordo alle 11 di una splendida mattina di gennaio, senza pensarci due volte; era così entusiasta di fare delle foto a bordo che, quando misurò l'intensità della luce, non si rese neanche conto di qual era il lato dell'aeroplano illuminato dal sole, o che il suo orologio andava un'ora avanti. Non se ne rese conto finché non atterrarono all'aeroporto di Managua per presenziare all'inaugurazione da parte del presidente. Si trattò di uno degli scherzi di Fidel Castro, ma questo episodio rivela fino a che punto questo italiano con la faccia da ballerino di rumba caraibico fosse riuscito a penetrare in profondità nella Cuba moderna."

Gabriel Garcìa Màrquez, scrittore, Gorgoni, la spia buona, 1990


 

"Il fotografo è un membro privilegiato del pubblico e un fotografo di talento come Gianfranco Gorgoni può avere un ruolo importante nella rivelazione di questo lato umano dell'artista. Molti artisti considerano il fotografo come un intruso e la sessione fotografica come una faccenda fastidiosa, se non addirittura dolorosa. Ovviamente, quando il soggetto non è a suo agio i risultati ne risentono: invece di mostrarne l'umanità, il ritratto incute rispetto e soggezione verso l'artista che, in realtà, dovrebbero essere rivolti alla sua opera. Gianfranco è riuscito a far rilassare gli artisti di cui ha fatto i ritratti imparando a conoscerli. Il suo è un interesse sincero; dice di aver apprezzato molto i suoi incontri con gli artisti perché loro sono i primi a comprendere ed esprimere le verità sulla vita. Ha visitato gli studi e le case estive degli artisti. Ha partecipato alle loro mostre e installazioni. Li ha accompagnati nei viaggi in auto, nave, treno, aereo ed elicottero. È andato a bere con loro, ha conosciuto le loro famiglie ed è andato al cinema con loro. In poche parole, ha condiviso con loro una parte di vita."

Leo Castelli, gallerista d'arte, Beyond the Canvas, 1985 


 

"La vicenda fotografica di Gianfranco Gorgoni è legata alla storia dell'arte contemporanea dagli anni Sessanta ad oggi. Si intreccia con i linguaggi della performance, della conceptual art e della land art ed in questo si distacca, seppur toccandoli lateralmente in reportages giornalistici, con l'apparizione statica e fredda della pittura e della scultura, per sintonizzarsi con l'improvvisazione e l'azione, con il processo e con il luogo dell'evento fotografico. L'immagine, colta da Gorgoni, è quindi documento di una verità che vede interpreti, non gli oggetti dipinti o scolpiti, ma le persone e gli attori, oppure è uno strumento per entrare nell'ambiente, nel territorio e nel paesaggio dove l'opera d'arte o il suo protagonista sono esistiti e si sono mossi, là in uno spazio geografico e culturale ben definito, nel tempo e nella storia. La sua fotografia quindi non informa o riferisce, quanto comunica o mette in comunicazione con quanto accade o è accaduto in scena, un modo di esperire spettacolare che trova nella fotografia un prolungamento, capace di restituire, in un altro modo, il linguaggio del gesto e del corpo, dell'azione e del contesto. Tale tecnica di registrazione dei fenomeni artistici gli viene dall'infanzia e dalle prime esperienze fotografiche."

Germano Celant, Intervista con Gianfranco Gorgoni, 1987